Il caffè napoletano forse patrimonio dell’UNESCO

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Come dovrebbe essere servito un autentico caffè napoletano (www.grancaffegambrinius.com)

 Dopo l’arte del mestiere del pizzaiolo, potrebbe diventare il caffè napoletano il prossimo bene immateriale ad essere inserito nella prestigiosa lista del Patrimonio culturale dell’UNESCO. Ecco le caratteristiche del vero caffè partenopeo.

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Come dovrebbe essere servito un autentico caffè napoletano (www.grancaffegambrinius.com)

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha di recente firmato il dossier La cultura del caffè napoletano. Questo documento sottopone il caffè come possibile candidato fra beni immateriali che potrebbero rientrare nella prestigiosa lista del Patrimonio culturale dell’UNESCO. Il dossier è stato compilato da diversi professori universitari, da antropologi a giuristi. Sintetizza come la bevanda preferita degli italiani abbia dato il via a preziose tradizioni culturali e sociali essendo parte importante del nostro patrimonio enogastronomico.

Il caffè napoletano: metodi e usanze

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L’elegante sala del Gran Caffè Gambrinus di Napoli (www.liberopensiero.eu)

Secondo il sito del Gran Caffè Gambrinustra i caffè più storici e conosciuti di Napoli, sono ben cinque le differenze fra il caffè napoletano e quello italiano. La prima si trova nella miscela. I chicchi di caffè delle miscele napoletane vengono cotti per più tempo e a temperature più alte. Questo porta il caffè ad avere un gusto più robusto e deciso. La cremina che si viene a creare in superficie è proprio merito di questo tipo di lavorazione. La seconda differenza è da ricercare nella qualità dell’acqua. Molti infatti non considerano che il caffè è formato anche da acqua e quella di Napoli è particolarmente pura perché proviene dalle sorgenti del Monte Serino nella Val Irpinia. Vi è poi tutta una ritualità nel servizio di questa bevanda che purtroppo non è assicurata nelle altre parti d’Italia. Il caffè deve essere servito in tazza bombata di porcellana bollente. Quest’ultima dev’essere accompagnata da un bicchiere d’acqua. Per meglio gustare la bevanda e la sua robusta arabica è necessario infatti prima pulirsi la bocca con un poco d’acqua. Il barista deve poi essere preparato a dovere sui trucchi e i segreti di come si fa il caffè. E questo molto spesso accade solo a Napoli dove ogni barista raccoglie il sapere tramandato dagli antichi caffettieri borbonici. L’ultima differenza fra caffè napoletano e italiano sta nei consumi. Il campano d’hoc beve almeno 5 caffè al giorno. L’ultimo addirittura prima di coricarsi. Altro rituale fondamentale, non lo beve mai da solo perché la bevanda nella capitale partenopea è motivo d’incontro e collante socio-culturale.

 

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